A Hormuz navigazione limitata a 15 navi e a pagamento

Lo Stretto di Hormuz è ufficialmente aperto ma di fatto quasi bloccato: l’Iran controlla i transiti limitandoli a circa 15 navi al giorno, contro le oltre 100 prima del conflitto recente con Stati Uniti e Israele. Centinaia di navi restano ferme o rallentano in attesa di autorizzazioni, creando una forte paralisi del traffico.

Nonostante una tregua annunciata tra Washington e Teheran, la situazione resta instabile: nuovi attacchi e tensioni regionali (coinvolgendo anche Hezbollah) hanno rapidamente riportato il traffico a livelli minimi.

Le potenze occidentali reagiscono: Donald Trump accusa l’Iran di cattiva gestione, mentre Keir Starmer valuta possibili interventi militari e una coalizione navale. L’Unione Europea difende invece la libertà di navigazione e punta su soluzioni diplomatiche.

Per l’Iran, il controllo dello stretto è una leva strategica nei negoziati su sanzioni e nucleare, permettendo di esercitare pressione senza chiuderlo completamente.

Le conseguenze economiche sono globali: aumentano i prezzi del petrolio, cresce la volatilità dei mercati e si aggravano inflazione e costi energetici, soprattutto in Europa. Non esistono alternative valide a questa rotta, rendendo la situazione particolarmente critica.